La presenza greca fra gli Enotri e i Lucani,
fino alla romanizzazione.
Per raggiungere Policoro...
dall’Agriturismoteo prendere per la strada statale 407 'Basentana'
direzione Metaponto. A 2 Km., prendere per Reggio Calabria. Policoro si trova dopo Scanzano Jonico)
Indirizzo
Orari
Contatti
Via Colombo Cristoforo, 8 Policoro
09:00-19:00
0835 972154
Notizie Il museo,
inaugurato nel 1969, è collocato all’interno del parco archeologico, e
mostra, attraverso il materiale recuperato, le varie fasi della presenza umana
nella zona, dal neolitico fino alla romanizzazione della colonia greca di
Herakleia. Recentemente riallestito, il museo fornisce un completo percorso di
tipo cronologico attraverso tutti i particolari periodi storici che l’area ha
vissuto. Giusto spazio viene dato anche alle testimonianze indigene enotrie e
lucane, con una sezione che illustra con andamento diacronico lo sviluppo di
queste culture.
Descrizione
Il percorso può essere definito in cinque sezioni
principali. La prima è dedicata ai periodi preistorici e protostorici. Si
riferiscono al Neolitico i reperti più antichi dei rinvenimenti delle grotte
di Latronico e altri siti della zona (ceramiche impresse e dipinte a fasce
rosse), risalenti al VI-III millennio a.C. L’età del Bronzo è ben
rappresentata con il corredo della tomba megalitica di Tursi (olla con anse a
bottoni e motivi geometrici, pugnale in rame) appartenente probabilmente ad un
capoclan (2000 a.C.), ma soprattutto con la testimonianza di rapporti con i
micenei attorno al tardo Bronzo (1300-1100 a.C.), provata da ceramiche micenee
importate e di produzione locale. Il progressivo sviluppo delle popolazioni
interne porterà alla formazione delle culture enotrio-italiche, che verranno
riprese nell’ultima sezione del museo. La seconda sezione illustra la
presenza dei greci nella zona e la conseguente fondazione di Siris nel VII
sec; testimonianze di questo periodo sono rappresentate dai reperti del tempio
arcaico e dalle vicine necropoli, che dimostrano la presenza indigena (situle
bronzee) insieme a quella greca locale o di importazione (statuette votive di
figure femminili sedute di tipo dedalico, deinos con cavalli affrontati dai
santuari; hydriai, phitoi con decorazione a rilievo, aryballoi ed elmi di tipo
corinzio dalle necropoli). Alla fondazione della nuova colonia magnogreca di
Heraclea sulle ceneri di Siris, distrutta nel VI sec, è dedicata la terza
sezione del percorso, che mostra i vari aspetti della vita della città dal
432 a.C., data di fondazione, alla sua romanizzazione nel III sec. a.C.; la
produzione di ceramica è sempre fiorente, per la quantità di materiale
rinvenuto: statuette e pinakes votive da modelli lisippici o prassitelici,
maschere teatrali, una matrice a rullo per decorare a stampo i contenitori dei
cortili delle case ellenistiche, interessanti discariche di fornaci con resti
di vasellame deformato e matrici, mentre i santuari di Demetra e di Dioniso
restituiscono grandi quantità di statuette votive, laminette bronzee, hydriai
con fiaccola a croce, monete magnogreche e romane; interessante il cratere
laconico a vernice nera del VI sec riutilizzato nel IV sec come contenitore di
piccole hydriai votive, e poi ancora caratteristica la ceramica nera di
Gnathia e i vasi apuli. In età romana la testimonianza dei rivolgimenti
sociali del I sec. a.C. è data da importanti ritrovamenti di tesoretti di
gioielli e monete. La sezione dedicata alle necropoli magnogreche espone
materiale molto prezioso. Crateri, hydriai e pelikai vengono usati per i riti
a incinerazione, mentre altro vasellame (skyphoi, lekythoi, lekanai), viene
deposto per le inumazioni. Fra la grande varietà di materiale, si cita a
titolo esemplificativo la spettacolare tomba di Policoro, risalente al 400
a.C., con moltigrandi vasi a figure rosse, tutti di eccezionale qualità,
opera di pittori italioti come la pelike con il ritorno delle Eraclidi del
pittore delle Carnee, l’hydria con l’uccisione di Sarpedonte del pittore
di Policoro. L’ultima sezione riprende le testimonianze delle culture
enotrie (fino al VI sec.) e lucane (dal V sec.) della val d’Agri e del Sinni.
Le popolazioni indigene degli Enotri sono ben documentate dai corredi delle
necropoli di Anglona, Chiaromonte, Tursi (fibule, vasi con decorazione a
tenda, parures femminili bronzee contraddistinte da armille a spirale,
pendagli a xilofono e cinture a nastro con falere ed anelli multipli; corredi
maschili composti da spade, pugnali, punte di lancia e rasoi, tutti databili
intorno al VIII sec.); più tardi sono i corredi funebri di una tomba dalle
necropoli di Armento, della fine del VI sec, con una oinochoe rodia, coppa di
bronzo, armatura con elmo corinzio e soprattutto un kantharos di bucchero che
attesta il contatto con il mondo campano etrusco. Di cultura lucana,
fortemente ellenizzata, è invece il materiale dal santuario di Eracle a Serra
Lustrante del IV sec. (frammenti di statua di Ercole, antefisse a testa di
sileno o di gorgone, strigile bronzeo) e i vasi a figure rosse di derivazione
greca usati nei corredi funerari; pregevoli gli esemplari del pittore di
Roccanova (anforette, skyphos e lekythos).